lunedì 4 gennaio 2016

COMPITI A CASA: DIALOGO CON L'INSEGNANTE

Essenziale il dialogo con l'insegnante per concordare alcuni punti fondamentali:
-La quantità di compiti
-Il tipo di compiti
-Se i figli sono su una strada di autonomia a riguardo
-Necessità particolari.

-La quantità di compiti è bene sia discussa a livello di gruppo genitori e poi con l'insegnante. Dal gruppo genitori è bene nasca una linea unica, tale confronto avviene nel modo migliore tramite incontro-riunione. Il portavoce, in seguito. deve essere uno solo: il rappresentante di classe, che parlerà a nome di tutti
-Il tipo di compiti è un argomento più difficile da discutere, specialmente se non si hanno basi di didattica, pur con buona volontà. Sul tipo di compiti sarebbe bene lasciar decidere unicamente all'insegnante, dando fiducia e al limite integrando a casa con ciò che si desidera. In casi speciali, comunque, si ritorna al punto precedente.
-Per capire se i figli sono sulla strada dell'autonomia rispetto ai compiti, il dialogo deve svolgersi fra  genitore e insegnante. Quest'ultimo può riferire circa dimenticanze o imprecisioni e insieme si può cercare la strada migliore da percorrere
-Se vi sono necessità particolari, il genitore può comunicarlo direttamente all'insegnante. Ricordo, a tal proposito, anche l'importante ruolo dell'insegnante di SOSTEGNO. Normalmente più disponibile, funge da raccordo trasversale fra tutti gli insegnanti ed è vicino ai ragazzi nelle più svariate situazioni, perciò è una figura preziosissima, purtroppo spesso posta in secondo piano
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COMPITI A CASA: DIALOGO COI FIGLI

Sull'argomento compiti può accadere che i nostri ragazzi, a partire dalla prima primaria
1-li accettino di buon grado.
2-li accettino a certe condizioni
3-li accettino dopo discussione
4-li accettino sotto ricatto
5-non li accettino o trovino spesso il modo di saltarne alcuni
Il primo caso non ha bisogno di parole e d'altra parte è quello che si verifica più raramente
Per tutti gli altri casi, alla radice c'è una domanda essenziale: 
"perché perché perché io dovrei fare questa fatica???"
Ogni rigetto, anche piccolo, protesta o lamento, ha per sottofondo questo grande punto interrogativo. D'altra parte, capita talvolta anche agli adulti di sentire questa domanda risuonare dentro, quando il compito da svolgere non è la propria passione, non è l'argomento che ci fa battere il cuore. Oltre ciò, talvolta anche gli adulti hanno la sensazione di aver perso tempo studiando con fatica cose che poi nella vita si sono dimenticate perché sostanzialmente inutili ed in effetti capita anche che la scuola non riesca sempre ad attuare una didattica collegata con la realtà. 
La risposta a quella domanda fondamentale è molto difficile da trovare, va costruita attraverso un dialogo quotidiano fatto di verità, pazienza e realtà. 
Inserire il buon voto fra le motivazioni può risultare vantaggioso, ma può anche essere fonte di frustrazioni e di crescita nella competizione, cose molto sconsigliabili. 
Inserire la serenità fra le motivazioni può essere una strada giusta in quanto suggerisce che un percorso effettuato con un gruppo di amici e con gli insegnanti, può essere costellato di tante fatiche, le quali però hanno senso su quella strada insieme. Solo quando ci si sente a posto si può andare sereni nel proprio cammino, insieme alle persone che ci sono a fianco. Il sentiero vien da noi scelto solo in parte, al momento dell'iscrizione. Tutto il resto normalmente dipende da altro.. Possiamo accettare la nostra strada oppure cambiarla ogni volta che c'è un ostacolo, ma cercare di superare le salite è di gran lunga più vantaggioso. Chiaramente, andrà valutato di volta in volta se le salite sono proporzionate alle nostre forze o sono eccessive. E qui si ritorna al dialogo con l'insegnante.




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